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Dott.ssa Giorgia Altomonte

Allergia e Vaccino per COVID19

Prima di addentrarci in un argomento così delicato va fatta una premessa:  le reazioni allergiche ai vaccini sono eventi estremamente rari, che si possono potenzialmente verificare con tutte le tipologie di vaccino disponibili in commercio.

Trattasi di  eventi imprevedibili, fortunatamente il più delle volte controllabili e risolvibili.

L’attuale campagna vaccinale per il COVID 19 non ha un pregresso non è possibile analizzare uno storico inerente le reazioni allergiche precedenti.

Per tutti questi motivi in una campagna vaccinale di tale portata è quanto mai necessario programmare una comunicazione puntuale volta a rassicurare i circa 15 milioni di italiani che sono affetti da allergie lievi, che temendo una possibile reazione allergica, potrebbero erroneamente scegliere di non aderire alla campagna.

Chi d’altro canto ha una storia clinica di gravi pregresse allergie, non dovrà essere esclusa a priori , ma bisognerà considerare  la possibilità di programmare la vaccinazione in ambiente protetto presso le strutture di allergologia distribuite sul territorio nazionale.

Per il momento viene raccomandato di non somministrare i vaccini Pfizer o Moderna a chiunque abbia una storia di grave reazione allergica a qualsiasi componente del vaccino, per cui l’analisi costi-benefici dovrà essere valutata attentamente, e nei casi in cui esiste il sospetto di una reazione anafilattica i soggetti dovrebbero rimanere nel sito di vaccinazione per 15-30 minuti dopo l’iniezione in modo da poter essere trattate in caso di necessità.

Sarà fondamentale creare un registro delle reazioni allergiche da vaccino per COVID 19 in modo da potere studiare approfonditamente dal punto di vista allergologico questi soggetti e identificare eventuali fattori di rischio da applicare alla popolazione generale in attesa di vaccinazione.

LA QUESTIONE DEL POLIETILENGLICOLE (PEG)

“E’ un Polimero (noto anche con la sigla PEG) ottenuto per polimerizzazione anionica dell’ossido di etilene; è un polimero lineare, privo di effetti tossici e molto solubile in acqua e nei comuni solventi organici. E’ capace di esercitare spesso un effetto protettivo e stabilizzante su tali sostanze (anche per effetto della ‘gabbia’ di molecole d’acqua che si forma intorno alla catena polimerica), come accade, per es., nel caso dei liposomi impiegati per prolungare il tempo di permanenza dei farmaci nell’organismo umano.

I PEG sono utilizzati in prodotti di uso quotidiano come dentifricio, shampoo, ammorbidenti, solventi e molti altri. Per molto tempo si è ritenuto che i PEG fossero biologicamente inerti, ma esistono prove crescenti sul fatto che queste sostanze potrebbero non essere affatto inerti. Diversi studi hanno dimostrato che il 72 per cento delle persone ha sviluppato alcuni degli anticorpi contro i PEG, probabilmente a causa dell’esposizione a cosmetici e prodotti farmaceutici, e nel sette per cento dei casi i livelli riscontrati sembravano abbastanza alti da predisporre l’organismo a reazioni anafilattiche. Altre ricerche hanno documentato livelli inferiori, ma questo ha portato diverse aziende a eliminare i prodotti PEG dai loro prodotti.

Il PEG non è mai stato utilizzato in un vaccino approvato, ma si trova in alcuni farmaci che annoverano l’anafilassi tra i potenziali effetti collaterali rari.

Diversi esperti notano che la quantità di PEG nei vaccini a mRNA è decisamente inferiore rispetto alla maggior parte dei farmaci in cui è presente la sostanza. Peraltro nei vaccini Covid-19 le somministrazioni sono intramuscolari, per cui l’esposizione del sangue ai PEG risulta ritardata e ridotta, pertanto il rischio di effetti collaterali dovuti alla presenza di PEG resta molto basso.

Tutti i vaccini comportano dei rischi, ma il beneficio è di gran lunga superiore.

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